In questi giorni vi sono delle interviste decisamente interessanti, tra le tante quella del giornalista Giancarlo Perna per “Il Giornale”, che ha intervistato uno degli ultimi convinti del comunismo, il Marco RIZZO ; merita leggerla per la sua schiettezza :
“Bruciando
i semafori, decrepita istituzione borghese, Marco
Rizzo giunge puntualissimo all' appuntamento proveniente
da Ciampino e prima ancora da Strasburgo, dove è
europarlamentare in quota Pdci. Rizzo è l'ultimo
comunista d'Italia che ha ancora una carica politica e
annesso chauffeur. Grazie all'automedonte ha divorato il
tragitto e ora scende pimpante davanti al Caffè in cui lo
aspetto io. «Sediamo dentro, sono freddoloso», dice
l'atletico quarantottenne, detto «compagno Kojak» per la
pelata integrale. Cliente abituale, Marco è subito
circondato da premure che prendono la forma di un aperitivo
lievemente alcolico accompagnato da tre vassoi di sandwich e
medaglioni con maionese. «Essere all'Ue ti ha evitato la
trombatura elettorale. Ma il tuo partito è svanito», dico.
«La Sinistra Arcobaleno era un fantasma. Io ho sempre detto
che il Pdci doveva andare solo». Si toglie la giacca e resta
in camicia blu senza cravatta. Libero nei movimenti, attacca
il primo panino. «Sei un cavaliere senza cavallo». «La
sconfitta è la prova del distacco tra il popolo di sinistra
e i suoi rappresentanti. Basti dire che l'Arcobaleno aveva
scelto la sede elettorale in Via Veneto, all'Hard Rock Café,
di fronte all'ambasciata Usa. Piuttosto che a Torpignattara
o altro quartiere proletario di Roma», dice e liquida il
primo vassoietto (cinque sandwich, più due panini maionesati).
«Molti compagni hanno votato l'aborrita Lega». «Si sono
detti: siete stati al governo, non ci avete difeso, avete
fatto una riforma delle pensioni peggiore di Berlusconi,
non ci avete tolto le tasse. Proviamo con la Lega. Un
ragionamento pragmatico, senza adesione ideologica». «Altri
compagni hanno votato Di Pietro», aggiungo. «Di Pietro è
stato l'unico a sinistra a bocciare l'indulto. Anche noi,
però, ci siamo astenuti». «Voi in odio ai colletti bianchi
che ne beneficiavano, non per tutelare la gente. Per voi la
sicurezza è un valore borghese», obietto. «Sbagli. Il
problema sicurezza è più sentito dai poveri. Se a Torino, la
mia città, vivi a Borgo Vittoria, come mia madre, hai paura
che ti entrino in casa. A lei è successo tre volte. Ne hai
meno se abiti in Collina, quartiere dei ricchi. Lo stesso a
Roma. Se abiti in Piazza Navona, hai meno paura che in
periferia». «Con l'Arcobaleno è sparito il comunismo». «Il
comunismo è agli antipodi dell'Arcobaleno il cui marchio è
un fatuo eclettismo. Bertinotti, come una mannequin,
si cambiava due volte al giorno, per variare colori a ogni
comizio. Giusto fare la battaglia per gli omo, ma se metti
Luxuria come capolista, fai folklore». «Diliberto, il tuo
segretario, vuole ripartire dalla falce e martello».
«Propone oggi quello che io ho detto sempre. Senza
comunismo, la sinistra non esiste». «In vista di una
possibile fusione con Prc chi scegli tra i due contendenti,
il sinistro Ferrero o l'angelico Vendola ?». «Vendola è il
poeta del nulla. Un clone del cangiantismo bertinottiano.
Ferrero è la variante di sinistra del bertinottismo. Se in
lui prevarrà l'anticapitalismo si può discutere. Manon lo
vedo ricostruire un partito comunista». «Hai fiducia in
Diliberto?». «Non mi fido più di nessuno. Neanche di me
stesso. Dobbiamo tutti fare un passo indietro e costruire
una nuova generazione di dirigenti. Gli attuali sono
trasformisti nel migliore dei casi, feroci anticomunisti nel
peggiore. Pensa a Bertinotti che ha abiurato,
buttando il bimbo con l'acqua sporca». «Quando a Strasburgo
parli di falce e martello ti prendono per matto o
mattacchione?». «Per matto, però stimato. Sanno che sostengo
un'idea necessaria ma fuori mercato». «Non ti senti
ridicolo?». «Tutto salvo questo. Perciò mi ha imbarazzato
quando Diliberto parlò di portare a Roma la mummia di Lenin.
Mi sentivo ridicolo. Al posto della boutade avrei preferito
che bocciasse la riforma prodiana del welfare». «A che serve
oggi il tuo comunismo?». «A mantenere aperto un orizzonte di
utopia e a operare concretamente per realizzare il
socialismo in Italia e nel mondo». «In quale Paese comunista
vorresti trasformare l'Italia?». «Cuba, per la passione che
c'è laggiù. Ma solo per la passione. Se mi chiedi se si sta
meglio a Cuba o in Italia, dico in Italia. Sono comunista,
mica scemo», dice e spazzola l'ultimo panino dei quindici
originari e a bocca piena aggiunge: «Il raffronto va fatto
tra situazioni simili. Cuba è meglio degli altri Paesi
centroamericani. In ogni modo, il capitalismo scoppierà. Il
consumismo non può essere eterno. Io mi tengo pronto». «Stai
in attesa, come nel deserto dei tartari», dico. «Ma intanto
preparo il terreno, scavo buche, innaffio i campi» e per
ritemprarsi dalla fatica ordina un altro vassoio di tortini
alla maionese.
Dopo la sconfitta, qualche compagno svolta a destra. Paolo
Cento si ispira a Bossi e Tremonti. Mario Capanna scrive per
Feltri. «Spero che gli diano un calcio in
c... Chi tradisce una volta, tradisce ancora. Io ho fatto
due liste. Una di chi ha già voltato gabbana, come il
ministro Bianchi passato da noi al Pd. Un'altra, con quelli
che tradiranno tra un anno. Già li vedo».
È Veltroni il
vostro killer? «I partiti dell'Arcobaleno
hanno fatto da sé. Si sono suicidati perdendo il contatto
con la gente, anche nei modi. Se sei comunista, non puoi
viaggiare in Mercedes con veline a bordo. Magari lo vuoi, ma
non puoi».
Che male c'è? «Mio padre, operaio di
Mirafiori, andava a letto sicuro che, mentre lui dormiva,
Secchia e Togliatti, pensavano a lui. Oggi, con Fassino,
Rutelli o Bertinotti non se lo sogna più nessuno».
Ora che
torna il Cav. starai il più possibile fuori d'Italia ?
«Qui vivo, qui sto. L'Italia è il mio Paese
e io voglio cambiarlo. Non faccio come i fighetti radical
chic che strillano: “Uè, c'è Berlusconi, scappo via”
e vanno a Saint Tropez».
Tra la sinistra dei
salotti e i destri ruspanti alla Storace chi scegli ?
«Sono l'opposto di entrambi. Ma Storace conserva
almeno delle idee, che io combatto. Gli altri sono l'icona
del nulla. Galleggiano sui morbidi cuscini della loro
esistenza sbrilluccicante».
La sinistra si è
mobilitata per il 25 aprile in chiave anti Cav. Tu non
c'eri. «Festeggiavo altro. Ero a Lisbona con
i comunisti portoghesi per l'anniversario della Rivoluzione
dei garofani» .
Che pensi del Cav.?
«Incarna, come Alberto Sordi, gli aspetti
tipici dell'Italia che vorrei cambiare: superficialità e
furbizia. Detto questo, è più carismatico e simpatico dei
tromboni di sinistra che non credono in quel che dicono».
Quando tu
sfilavi col Movimento studentesco e Piero Fassino col corteo
opposto della Fgci, gridavate: «Fassino». Lui si voltava e
voi: «Lungo e cretino». Confermi il giudizio?
«Magari fosse stato quello. Fassino ha
contribuito allo svuotamento del movimento operaio. Ha
detto, come Veltroni, di non essere mai stato comunista.
Però, era segretario della Federazione pci di Torino, la più
grande d'Italia. Mentiva allora? Mente adesso? Propendo per
una terza ipotesi: mente sempre».
Da ragazzo hai
fatto il boxeur. Ti è servito in politica?
«La nobile arte è molto meno cruenta. Hai di fronte
l'avversario, le dai, le prendi, alla fine ti abbracci. In
politica, nemmeno hai messo i guantoni che hai già preso una
coltellata e non da chi hai davanti ma da quello di fianco».
Hai anche
il ghiribizzo del tiro all'arco.«Amo l'arco
da caccia, senza andare a caccia. Tenderlo non è questione
di forza, ma di precisione chirurgica. Ci vuole disciplina.
È una sfida».
Tifi Torino, non
Juventus. Ti vuoi male ? «Comunista e del
Toro. Sto sempre con i perdenti».
Sei tra i
firmatari... «Delle cose peggiori e più
politicamente scorrette».Appunto,
del manifesto contro Israele ospite d'onore della Fiera del
Libro di Torino. Antisionista ? «L'Olocausto
è il male assoluto. Ma in vita mia ho sempre difeso i
deboli. Quindi, non posso stare che con i palestinesi».
Sei contro
le centrali nucleari.«Non per principio.
Quando saranno pulite e sicure non sarò contrario. Non sono
mica Pecoraro».
Ricordo una tua
profonda riflessione: «Se tutti i cinesi e gli indiani si
pulissero il
sedere con la carta
igienica, la foresta amazzonica sparirebbe». Che altro
dovrebbero fare? «Cambiare modello di
sviluppo. Basta con una tv in ogni stanza e un cellulare in
ogni tasca».
Tutti e due ne
abbiamo uno in tasca. «Ma sai quanto
staremmo meglio se fossimo su un prato con due ragazze».
Romanticone.
Sei per l'ingresso illimitato dei sans papier, fonte di
criminalità. «Tutto cambierà il giorno in
cui verranno sindacalizzati e difenderanno i loro diritti
come lavoratori e non come immigrati. Coi diritti,
scopriranno i doveri».
Rutelli o Alemanno
? «Uno peggio dell'altro. Alemanno è un
fascista che però, forse, sa fare il suo lavoro. Rutelli è
un fru fru che non crede una parola di quel che dice».
Nel 2009
scade il tuo seggio Ue. Riprendi la boxe o vai in Nord
Corea, Cuba, ecc.? «Rimetto i guantoni per
difendere i lavoratori».”
Bisogna ammettere che è uno che ancora crede fermamente alle sue idee, anche se nel profondo sa che è pura utopia.

