
| n. 82 Anno 1 - 28 Aprile 2008 - OGGI si legge : |
Dalle dichiarazioni rese dal Veltroni,
quella che colpisce di più è : “
Quello che il vecchio centrosinistra ha
lasciato dietro di sè è davvero
difficile da rimuovere, ma noi dobbiamo
riuscirci", una sorta d’ammissione
tardiva che qualcosa è mancato al PD, o
meglio delle scivolate pesanti che hanno
compromesso la credibilità di questa
nuova identità politica. Il voler dare
beneplacito allo sfacelo creato dal
governo della dis-Unione, il coprire le
gravi mancanze nella regione Campania, e
non per ultimo non aver mantenuto il
progetto di andare -da solo- ;
l’ingresso dell’Idv e dei radicali ha
compromesso i già fragili equilibri
interni. Oggi, all’ammettere che ci sono
grosse problematiche sia nel passato che
nel presente politico, è un punto di
forza, ma non
può certo
“che fare finta di niente sia la
politica migliore” ;
sarebbe la fine del PD come lo è stata
per la –cosa rossa arcobalenata-. Adesso
è il momento di fare autocritica e
rinnovarsi, ma ancor più cercare di
capire quello che effettivamente
vogliono gli elettori, continuare a fare
giochini da politichese non servirà a
nulla se non ad aizzare le faide che si
stanno approcciando.


Mi dispiace per la caduta... non certo di un impero! Quelli che vanno a sostituire i precedenti politici (Impero - berlusconiano - davvero + quello padano) non saranno sul lungo tragitto migliori certamente! Per qualche mese certo "faranno i bravi" (con tutte le promesse fatte non possono fare diversamente!), poi la loro anima egoista, individualista e accaparratrice avrà il sopravvento, spezzando i sogni di quelli che ingenuamente (anche se in buona fede) li hanno votati. E’ ovvio che spero anch’io siano di parola (e fatti nell’interesse pubblico), ma temo non sarà così. Già vari indizi di queste quasi tre settimane non fanno sperare bene... E poi BOSSI (i padani) tengono pure caldi i loro fucili! scritto da fgpoeta
Sottoscrivo tutto quello che dici, la gente a Roma ha bisogno di
concretezza, di sicurezza soprattutto in periferia...il tema della sicurezza è
sottovalutato dalla sinistra sempre più fuori dalla realtà e preda di beghe
interne, schiava della sua ingombrante classe dirigente (vedi rutelli), alemanno
può dare risposte importanti a tal proposito e proseguire su quanto di buono ha
fatto Veltroni...per quanto riguarda il governo, siamo alla prova del nove,
servono riforme urgenti per il paese, staremo a vedere...ciao; pierf
Il nostro bravo "Promessor da Collodi" sta in fase avanzata di trasloco, ma come usanza ha il viatico dell'uscita, un bell'articolo di Fabrizio Rizzi per il Messaggero, è una vera chicca politica :
Di
regali, a Palazzo Chigi, ne stanno arrivando a pioggia. Sigillano, dicono,
un addio senza troppi strappi. Ma se Romano Prodi ha sempre
odiato gli strappi, salvo quello con la politica, che considera un capitolo
chiuso, quei doni, esattamente due, spesso avvolti in grandi fiocchi,
sembrano raffigurare una metafora di quelle lacerazioni: riproducono
statuette, piccoli gadget, alti 30-40 centimetri, che vengono trafitte da
coltellate, lanciate a distanza. Insomma, una sorta di San Sebastiano
martirizzato, anche se qui i coltelli sostituiscono le frecce. Inutile
aggiungere che, questo tiro a segno, sembra l’immagine del governo del
Professore caduto per colpa di pugnalatori noti e proclamati. Dopo la
sorpresa, Prodi guarda a queste statuette con sguardo ironico. Non a
caso, le ha deposte nel proprio appartamento di Palazzo Chigi, osservandole
tra un incontro e l’altro. Sembra che gli mettano un po’ di buonumore, non
foss’altro perchè lasciano pensare che qualcuno gli ha reso giustizia,
almeno con la materia plastica. I vari ospiti che transitano in queste
giornate nell’appartamento, a breve passerà a Berlusconi, ne ammirano la
singolare fattura unita a un significato non troppo recondito. Tra questi,
c’è anche Gustavo Selva, il cui dono è stato un pacco di libri suoi e di
altri autori. Ma è forse sull’etichetta, che ogni coltellata contiene, che
si appuntano le attenzioni. E’ come se ci fosse la firma di chi ha attentato
al governo. I nomi sono quelli soliti e noti. Sul manico di un coltello
svetta il nome di Mastella, su un altro ancora, quello del cardinale
Camillo Ruini, e poi altre etichette riconducono a Fausto
Bertinotti, Luca Montezemolo, Fassino e Rutelli sono riuniti insieme.
Accanto a questa, c’è un’altra statuetta di fresco regalo. Su una base nera
in plastica, c’è sdraiato un uomo, coperto da una grande macchia di sangue
all’altezza del cuore. Proprio in quel punto c’è un buco profondo nel quale,
infilando penne e matite, l’uomo, come un moribondo, dà gli ultimi sussulti
con una voce disperata in inglese. E su un bigliettino sono allegate le
firme, non politici, ma alcuni direttori di giornali e telegiornali, a
sintetizzare il difficile rapporto del governo con taluni organi di
informazione. Per ultimo, ma non in ordine di importanza, una cornice
elettronica riprende il tema del tiratore scelto, infilando in sequenza le
foto dei vari accoltellatori. Che ripetono i nomi di Mastella,
Bertinotti, Dini, Ruini, accanto ai quali sono riprodotte
alcune frasi storiche. Ad esempio, accanto al presidente della Camera c’è
appiccicato un post-it sul quale è scritto: «Forse è ora che mi prenda un
brodino...». Il riferimento è quando un consigliò ”un brodino al poeta
morente”. Mastella, invece, sembra sussurrare: «Avessimo fatto ’na
c...zata’».
Decisamente esilarante.....
