n. 81 Anno 1 - 24 Aprile 2008 - OGGI si legge :

« Già si comincia a veder le gabole  »
Cavallo di battaglia del Pdl, tra le tante cose promesse, la riduzione in primis della spesa pubblica partendo dalla drastica sfoltita dei ministeri con e senza portafoglio ; a seguire tutta la pletora che si portano dietro dai segretari, sottosegretari, portaborse ect. Ma già nubi procellose s’approcciano sul Colle, alla prima visita fatta al Quirinale, un tiepido tentativo dell'eventualità di «spacchettare » alcuni ministeri con portafoglio, superando così la fatidica  soglia di dodici, per fare contenti tutti gli alleati. E qui già casca l’asino, il Presidente Napolitano è stato fermo e deciso nel bocciare questo tentativo, ma lasciando la porta aperta sui ministeri senza portafoglio, altro scivolone ! se vogliamo ridurre la spesa pubblica è dalla –casta- che si deve iniziare. Già è stato battuto il primato del Governo di Andreotti del '91, da parte del Professore creando ben 102 posti di governo, adesso che vuol fare vuole surclassarlo ?
E’ già sulla strada giusta, se ad ogni tirata di giacca promette una poltrona, ne vedremo delle belle, quello che tanto di declamava nei comizi, stile tribuno della plebe, era di avere solo 12 Ministeri e massimo a 60 unità tra ministri senza portafoglio, viceministri e sottosegretari. Ma a quanto pare tra il dire ed il fare c’è di mezzo da spartire “poltrone e prebende”, già la parte del leone l’ha fatta la Lega, che ha saputo scegliere i ministeri non sulla base delle aspirazioni personali ma del progetto politico ; se questo è l’inizio del Pdl dovremo ben dire che il peggio non è mai morto.


 

 

« Trombati ? Sì ma con il portafoglio bello gonfio »

Vari articoli sono usciti che fanno riflettere di come –la casta- se ne fotta degli elettori, riportandone uno su tanti (Dagospia) :

“Ora passa all’incasso tutta la schiera di ex parlamentari che, per essere entrati nel Palazzo, hanno diritto a pensioni e liquidazioni d’oro. Un’inchiesta di Panorama, oggi in edicola, fa le pulci ai prossimi ex membri della «casta»: deputati e senatori non rieletti che tuttavia hanno diritto a buonuscite di tutto rispetto. Tutta colpa di una vecchia norma degli anni Ottanta. Con 20 anni di contributi, a prescindere dall’età dell’onorevole, il Parlamento scuce. Per tutta la vita. Basta essere stati eletti prima del 2001. Ed ecco cosa viene fuori: ci sono i baby pensionati, quelli cioè che all’anagrafe hanno 50 anni o meno ma ne hanno molti di contribuzione (chi non arriva a venti può sempre riscattare i contributi mancanti ndr). Alfonso Pecoraro Scanio, 49 anni, 5 legislature alle spalle, si porterà a casa 8.836 euro lordi al mese. Interpellato, ha ammesso che «sì, è un privilegio ma lo utilizzerò anche per sostenere il volontariato ambientale». Antonio Martusciello (Fi), di anni ne ha 46, di cui 14 passati in Parlamento. Potrebbe riscattare i restanti per arrivare a 20 e portarsi a casa per tutta la vita 7.959 euro lordi al mese. Pietro Folena, Prc, di anni di contributi ne ha 25: per lui sono garantiti 8.836 euro al mese. E ancora, tutti sotto i 60 anni di età, avranno il vitalizio di 7.959 euro lordi al mese, tra gli altri, Enrico Boselli (Psi), Oliviero Diliberto (Pdci), Ramon Mantovani (Prc) Maurizio Ronconi (Udc), Enrico Nan (Forza Italia), Fulvia Bandoli (Sd). Un po’ meno (6.203 euro) prenderanno Tana de Zulueta (verdi), Salvatore Buglio (Rnp), Gloria Buffo (Sd). Poi ci sono quelli con la mega liquidazione, che hanno 30 anni di contributi versati e/o riscattabili. Per loro 9.363 euro lordi al mese. Si tratta di Ciriaco De Mita (Rosa bianca), Gerardo Bianco (ex Margherita), Paolo Cirino Pomicino (Dc), Sergio Mattarella (Pd), Vincenzo Visco (Pd), Luciano Violante (Pd) e Valdo Spini (Psi). Il Senato staccherà un assegno di 9.604 euro per Armando Cossutta (Pdci), Egidio Sterpa (Fi), Alfredo Biondi (Fi), Clemente Mastella (Udeur), Willer Bordon (Consumatori) e Edo Ronchi (Pd). Ma non è finita qui. C’è infatti anche una sorta di trattamento di fine rapporto, che il Senato chiama «assegni di solidarietà». Il tfr di Palazzo Madama e Montecitorio è pari all’80% dello stipendio, moltiplicato per gli anni effettivi di mandato. Una bella sberla, quindi, liquidare Armando Cossutta (Pdci) che si porta a casa 345.744 euro, Clemente Mastella (307.328 euro), Alfredo Biondi (278.516 euro), Angelo Sanza (337.068), Luciano Violante (271.527), Sergio Mattarella e Vincenzo Visco (234.075). Una montagna di denaro, insomma. Il Senato ha già messo da parte 8 milioni di euro per saldare gli onorevoli. Soldi loro, certo. Ma se in vent’anni un deputato sborsa 241.561 euro e l’aspettativa media di vita è di 78,6 anni, un neopensionato di 50 anni incasserà il vitalizio per 28 anni e mezzo. Gravando sulle casse dello Stato per oltre 2 miliardi di euro. Cesare Salvi (Sd), alfiere della lotta contro i costi della politica, giura: «Mi sono battuto come un leone per modificare queste norme ma ho constatato un deficit culturale della sinistra su questi temi». E in effetti la riforma del 2007 annulla il riscatto dei contributi; il vitalizio si calcolerà sugli anni effettivi di mandato e le aliquote partiranno dal 20% per una legislatura al 60% per 15 anni e oltre.”

Dopo averlo letto non sentite un certo giramento di zebedei…..