| n. 77 Anno 1 - 18 Aprile 2008 - OGGI si legge : |
Quando
per una manciata di voti ed una
risicatissima maggioranza la dis-UNIONE
si presentò festeggiando la vittoria,
prima grande operazione l’occupazione
sistematica di tutti i posti chiave ;
vedi Senato, Camera e Colle, ma non solo
non bastando le poltrone spacchettarono
anche i ministeri, tanto da far
impallidire la I Repubblica, nemmeno
l’Andreotti riuscì a tanto. Adesso, con
fare mellifluo, il buon Veltroni bussa
al Berlusconi per avere la concessione
della presidenza di una delle due
Camere, è inusitata e stravagante la
pretesa del PD di imporre o chiedere
qualche poltrona per i suoi candidati al
premier eletto. Addirittura di puntare
sulla richiesta della presidenza di una
Camera, forse non gli è sufficientemente
chiaro che un presidente di assemblea,
con poteri decisivi sull’ordine del
giorno dei lavori, non può essere che
l’espressione della maggioranza, visti i
risultati elettorali. Consolarsi con un
“governo ombra”, con la partecipazione
dell’Idv, sembra proprio una boutade ;
visto che il Di Pietro ha già messo i
paletti della sua autonomia ; quella poi
di cercare l’appoggio di Casini, ancor
più deprimente. Il buon Veltroni deve
fare molta attenzione nel PD, già
esagitato dalle tante anime che lo
compongono, deve far tesoro del fiasco
clamoroso prodiano ; se vuol fare del PD
la vera -opposizione-, deve essere
costruttivo è restare nel suo programma
; come suol dirsi : troppi galli nel
pollaio non fa mai giorno… 
il dipartimento per l’attuazione del programma di governo lo
darei, ma alle condizioni di chi ha vinto, non di chi ha
perso, sarebbe un’apertura notevole, un modo di conciliare
diverse posizioni e di mettere alla prova l’ex compagno
veltroni il quale cerca troppo di allargare la sua base
parlamentare...
scritto da
pierf
Scusate se mi intrometto, non voglio fare polemica con
nessuno anche perché faccio parte della schiera degli
sconfitti, e chi perde deve recitare come minimo un forte "mea
culpa", e a chi è onesto non resta che la resa delle armi e
concentrarsi su una immensa riflessione sulle tantissime
ragioni della sconfitta, senza cercare scusanti o attaccarsi
agli specchi cercando di far apparire un buon risultato (37
contro il 46 ), anche una sonora sconfitta . Personalmente e
modestamente vorrei però poter esternare qualche dubbio sui
legittimi vincitori, nonostante che i numeri dimostrino e
confermino la tanto desiderata governabilità. Il dubbio è
questo, e lo spiego in modo molto elementare, proprio come
farebbero milioni di italiani facenti parte delle classi
sociali più basse come il sottoscritto. Federalismo fiscale
significa troncare una grossissima fetta di quell’emorragia
di denaro che da sessant’anni confluisce verso il sud
a(anche se non votato Lega, su questo sono d’accordo). Ora
al nord ha stravinto la Lega al centro ci siamo noi plebei
che abbiamo votato per quel carne-pesce di Veltroni che con
Di Pietro formano un perfetto ossimoro. Ne deduco che la
stramaggioranza dei voti al duetto Fini Berlusca provengono
dal centro sud. Le regioni fino al Lazio e l’Abruzzo e
Molise, potrebbero essere auto sufficienti anche col
federalismo fiscale; ma dalla Campagna alla Puglia in giù
cominciano i problemi. Se tanto mi da tanto, cosa pensano
gli elettori del sud del federalismo fiscale? Lo so che per
i suoi elettori Il cavaliere è in grado di fare i miracoli,
magari con l’aiuto di San Lombardo, ma secondo me appianare
queste due esigenze (o pretese) credo che non sarà facile
nemmeno per Silvio. E se Bossi punta i piedi (lo ha già
fatto nel 1996), cosa succederà? Si dice che queste elezioni
hanno eliminato la ricattabiltà da parte dei partiti minori
e ora solo per numeri scaturiti dal voto abbiamo la
governabilità. Ma senza la Lega il governo regge ugualmente?
Potrebbe intervenire un altro Santo il mio concittadino Pier
Ferdinando, ma in proposito dopo la sonora trombata anche
qui ho forti dubbi. Se il governo potrà fare a meno della
Lega, allora noi perdenti abbiamo tutto imparare. Il
federalismo fiscale è una patata bollente che bolle da
quindici anni e questa volta Bossi - Maroni e compagnia
credo proprio che non molleranno (giustamente). Intanto il
neo (si fa per dire) presidente del consiglio nelle
primissime uscite, ha confermato la sua scarsa diplomazia, e
non si dimostrato molto elastico con le richieste della Lega
(vedi spartizione dei ministeri). Cari amici io non voglio
fare il grillino (fare il rivoluzionario come fa Grillo con
le tasche piene di soldi son capace anch’io), ma vorrei che
qualcuno mi togliesse l’ossessione che mi ronza per la
testa: e cioè che anche questa volta per le risse di palazzo
l’Italia e gli italiani verranno lasciati a se stessi. Con
rispetto per tutti ma soprattutto per i vincitori saluto
cordialmente gli amici di "Scrivi" Silvano
scritto da
silvano
Con
il suo fare perennemente astioso ed inquisitivo, già da ieri alla
trasmissione “Anno Zero” il Di Pietro ha reso noto il suo pensiero relativo
al rapporto con il PD e Veltroni, la sorpresa delle elezioni lo ha
letteralmente -gasato- ; e su questo bisogna dargliene atto. Che poi abbia
dato una profonda ripulita nelle fila dell’Idv è assodato, ma il tarlo che
lo divora è il Cavaliere, non può farne a meno di additarlo e citarlo come
un mantra ; per lui incarna la quintessenza del male. Adesso, viste le
premesse del PD, si è fatto due lire di conti, tantè che a subito reso noto
: « Quarantatrè parlamentari non possono essere semplicemente annessi
», visti i risultati dei suoi eletti alla Camera 29, ed al Senato 14 ;
quindi (giusto per non esser venali) agli oltre 20 milioni di finanziamento
pubblico che incasserà in cinque anni, un ulteriore –obolo- di 5 milioni
(uno all’anno) se costituirà gruppi autonomi, ma attenzione bisogna
aggiungere anche i contributi per il personale, non meno di una ventina di
persone ; poi ci vuole un segretario di presidenza, che con le sue prebende,
staff pagato e benefit, partendo dai 4mila euro di indennità. A questo poi
s’aggiunge più un proprio capogruppo e un rappresentante in ogni
commissione. Una torta megagalattica per l’Idv, alla quale, confluendo nel
PD ne vedrebbe le briciole, ecco il perché del distinguo tra amore ed
interesse o meglio ognun per se e Dio per tutti ; di certo il colpo l’ha
accusato il Veltroni che se ne era fatto garante, ed i mugugni di corridoio
ce ne sono. Ma questo è solo un ulteriore capitolo della -casta-, dei suoi
interessi, e di come munge a quattro mani sulle spesa pubblica. Altro che
interessi dell’Italia e dei suoi elettori.