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«
Politica spettacolo ma Parlamento pulito
NO
»
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Alle
tante boutade dei nostri –premier-,
adesso assistiamo a quella di
protesta del dandy-reed della “cosa
rossa”, l’insalatina della
sinistra-arcobaleno, che batte i
piedi per terra davanti alla RAI
perché non ha abbastanza spazio per
raccontarci le sue mirabilia
colorate.
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la denuncia, nel solito stili
roboante, è : "Siamo qui per
chiedere al servizio pubblico in
particolare di svolgere
un'informazione corretta: c'é un
elemento politico di distorsione
della campagna elettorale, ma non
c'é nessun bisogno per assecondarlo.
Pd e Pdl concorrono nel cercare di
far credere che la partita sia a
due, ma così la partita diventa
truccata".
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D’accordo che gli italiani sono
degli sprovveduti, ma sanno ancora
leggere o meglio vedere, ormai i
politici sono diventati delle
starlette medianiche,
basta leggersi gli ultimi dati del
Centro d’ascolto per l’informazione
televisiva dal quale risulta che :
dal 7 febbraio al 2 marzo 2008
detiene il record delle comparsate
televisive ben 15, di contro Casini
a 13, Berlusconi a 10. In poco più
di un mese ha saltellato dappertutto
vedi con Ballarò, per poi col Tg1
delle 20, le Invasioni Barbariche,
il Tg5 delle 20, Porta a Porta del
19 febbraio, Tg2 Punto di Vista,
Speciale Tg1, Otto e Mezzo, Primo
Piano, Il Caffè di Rai Tre, e poi,
ovviamente, Matrix, Mineo, AnnoZero,
l'Infedele, e Unomattina.
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A fronte di ciò ha dichiarato
che la Sinistra Arcobaleno non vuole
elemosinare qualche minuto in più
nella programmazione: "Ce ne
vergogneremmo, perché continuiamo a
pensare che la partita decisiva si
giochi sul territorio, nei
quartieri, nelle scuole, nei bar e
nei caffè e nulla può sostituire il
porta a porta, il rapporto diretto
tra militanti e popolo".
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Alla faccia dell’elemosina, mancava
solo di trovarlo nei programmi di
sport o di cucina, sembra proprio
una crisi di presenzialismo visto
che le sue palingenesi epocali non
fanno più effetto, è storia vecchia
fatta di stereotipi e luoghi comuni
che non trovano più riscontro nel
presente.
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Ma anche lui tace, il suo silenzio
assordante d’avere un Parlamento
pulito, ovviamente non può, come gli
altri il silenzio complice di
portare il tutto davanti al fatto
compiuto.
« Il ritorno al paesello dei nostri
politici »
A quanto pare ai nostri politici l’aria di Strasburgo non piace
molto, ne tantomeno la sua valenza nell’Europa, tant’è che ben oltre
il 25% degli eurodeputati italiani si è candidato per il voto
politico e amministrativo del 13 aprile. Dei 78 eletti al Parlamento
europeo a giugno 2004, sono già 23 candidati nelle liste di Camera,
Senato, regione, provincia, o sono pronti per altre collocazioni
future. Ma ad oggi 18 i deputati hanno lasciato Strasburgo durante
la legislatura in corso, vedi Massimo D’Alema, Fausto Bertinotti,
Pierluigi Bersani, Emma Bonino, Antonio Di Pietro, Lorenzo Cesa,
Paolo Cirino Pomicino, Enrico Letta e Michele Santoro.
Mentre qualchedun’altro si gode il ricco trattamento connesso al
seggio di Strasburgo, senza quasi mai farsi vedere, ma comunque ai
transfughi, in caso di vittoria, dovranno decidere su quale scranno
sedersi, visto che il nuovo regolamento prevede incompatibilità tra
impegno europeo e nazionale.
Ma sicuramente ci avevano fatto un pensierino a tenerseli tutti e
due…..