n. 22 Anno 1 - 31 Gennaio 2008 - OGGI si legge :

« Teatrino Italia »

Stiamo assistendo a quello che può definirsi : negazione del principio fondante della democrazia - la sovranità popolare - , chiacchiere su chiacchiere per rappezzare i cocci dell’Unione, tentare il colpo gobbo di tenerli ancora sullo scranno sino che maturino prebende e vitalizi. Di trovare una vera soluzione no ! governicchi di comodo tanto per allungare il brodo, di sciogliere le Camere non se ne parla, viene quasi il dubbio di una volontà masochista di farsi del male da soli. Nelle varie dichiarazioni, si legge un campionario dissonante come lo sono stati in questi due anni, vedi : l'Italia dei Valori il portavoce nazionale, Leoluca Orlando, afferma che «piuttosto che logorare ancora credibilità e tenuta democratica è meglio andare subito al voto» ; mentre l'Udeur dice che «non è stata fatta alcuna scelta in merito alla nostra collocazione futura», mentre il leader dei radicali Marco Pannella come suo solito vezzo  «Urlando "al voto al voto" si minchiona l'Italia». Già questo la dice lunga, ma a quanto pare non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, nascondersi dietro il dito dicendo che la situazione è complessa e difficile per la forte frammentazione partitica, abbiamo scoperto l’acqua calda !. Ma quello che è più ridicolo di tutta la storia, sono le contraddizioni dell’Unione, quando il Prodi dichiarava : «Se i miei mi fanno cadere, di nuovo al voto» ; ed il coro lo stesso ritornello da Massimo D’Alema a Piero Fassino, da Francesco Rutelli a Giovanni Russo Spena: «Se cade Prodi si vota subito» , per poi non dire quella di Arturo Parisi: «L’unica alternativa al centrosinistra è il centrosinistra. Se cade il governo Prodi, l’impegno è tornare alle urne» ; ma la chicca è del Rutelli: «Restare in carica sarebbe da irresponsabili ». Adesso, come hanno sempre fatto da bravi ondivaghi, il contrario « Tornare alle urne ora è da irresponsabili ». Strano…. chissà perché.

« E noi paghiamo il canone… »
Giusto un ritaglietto di stampa :
“Un articolo di Emanuela Fontana e Adalberto Signore sul GIORNALE di oggi :
Per quegli strani scherzi del destino che si chiamano coincidenze, l’ultima cena del governo Prodi verrà consumata davanti ai cancelli di una fabbrica di operai. Non un cancello vero, ma l’immagine cinematografica ricostruita da un documentario di Francesca Comencini «In fabbrica», che verrà presentato questa sera all’Auditorium di via della Conciliazione di Roma. Nessun pic-nic, ma un tappeto rosso: ad attovagliare i ministri dimissionari sarà la Rai, che omaggerà la Comencini e il governo (ma quale governo?) con un cocktail per la spesa complessiva di 70mila euro. L’ultima cena del non-governo Prodi e degli altri invitati Rai costerà, per rimanere nel tema della serata, come quasi tre anni di busta paga di un operaio di fabbrica. Che sapore amaro avranno la degustazione dei formaggi, i panini imbottiti e le tartine per i non-ministri. E che incroci di calici si vedranno tra non-sottosegretari che stanno sgomberando in queste ore cassetti e scrivanie ? L’ultima cena del governo Prodi sarà anche l’ultima spesa (di soldi pubblici) e l’ultimo paradosso: la Rai ha registrato nel 2006 una perdita di 78,6 milioni di euro, prevede nel 2008 un rosso di cento milioni, ma il risparmio non sembra partire dall’Auditorium di via della Conciliazione ”.
Sino all’ultimo, come si dice a Roma : ogni lasciata è persa…..

« Emergenza affidi » 

Oggi sulla STAMPA un articolo di MONICA PEROSINO ; da far riflettere molto :

L'assessore: la comunità è un trauma Stanno aspettando ancora. Alcuni da pochi giorni, altri da mesi, qualcuno da anni. Vivono in comunità, accuditi dai servizi sociali. Alcuni sono soli al mondo, altri per fortuna lo sono diventati, allontanati da famiglie violente e abusi di ogni genere. A Torino ci sono 690 bambini abbandonati, non riconosciuti, separati temporaneamente o per sempre dai genitori, che aspettano una casa. Gli appelli del Comune, delle associazioni e dei servizi sociali non sono bastati. L’emergenza ora è seria: mancano famiglie affidatarie. Mancano case e affetti che, almeno temporaneamente, possano risparmiare ai bambini anche un solo giorno nelle «strutture residenziali di minori». Ne servirebbero almeno 450, per poter garantire a 151 bambini una sistemazione. «Le famiglie torinesi sono generose da sempre - dice Marco Borgione, assessore ai Servizi Sociali -. La difficoltà è trovare un ambiente affettivo omogeneo alle diverse caratteristiche dei bambini». Delle domande presentate solo un terzo viene accolto. Solo una parte delle famiglie viene giudicata idonea all’affido temporaneo. Non esiste la «famiglia perfetta» spiegano gli psicologi che si occupano della selezione, solo «famiglie». «Il nostro obiettivo - aggiunge Marco Borgione - è di trovare sempre più famiglie e soluzioni alternative alla comunità. È l’unica possibilità per evitare ai bambini ulteriori situazioni traumatiche». Le storie che portano alla separazione sono tutte diverse ma tutte uguali nel dolore che le accomuna. Ad aspettare una famiglia c’è Alì, 5 anni. Suo padre se ne è andato quando lui aveva pochi mesi. La madre ha cambiato molti posti di lavoro che l’hanno costretta a una vita provvisoria. Alì ha bisogno di continuità e stabilità, la madre di organizzare la sua vita. «Il nucleo famigliare è insostituibile per una crescita armonica - spiega Frida Tomizzo, dell’Anfaa, l’Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie -. Le strutture residenziali, anche se ben organizzate, non sono in grado di rispondere alle esigenze affettive dei bambini, indipendentemente dall’impegno e dalla professionalità di quanti vi operano». Ad aspettare in comunità c’è la piccola Giulia, 3 anni, allontanata dalla famiglia perché il padre è violento e la madre non è in grado di occuparsi dei lei perché succuba del marito. Il Tribunale per i minori è intervenuto con una prescrizione di affidamento familiare, delegando ai Servizi Psichiatrici il recupero dei genitori. Anna, invece, 2 anni e mezzo, è figlia di genitori molto affettuosi, ma in un momento drammatico: il padre è stato licenziato, la madre è incinta, sono appena stati sfrattati. L’affidamento familiare di Anna vuole evitare il ricovero in comunità della bambina. «Sono i più piccoli ad avere più bisogno di aiuto - aggiunge Frida Tomizzo - e i successi di questi anni, attraverso la rete di associazioni e istituzioni, non sono ancora sufficienti». Per chi fosse interessato il numero a cui rivolgersi è 800.254444.

 

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