n. 009 Anno 1 - 14 Gennaio 2008 - OGGI si legge :

«Riforma elettorale, questa sconosciuta»

Sono ormai mesi che se parla, a giorni la Consulta dare il suo parere, che da voci di corridoio confermerà la valenza del referendum ; nei vari schieramenti la fibrillazione delle minoranza sia dell’Unione che della Cdl, di sentirsi prossimi alla defenestrazione, visto che il loro esistere si tiene in piedi solo con i vari ricatti o voti dati dopo opportuno conquibus. Di soluzioni ne abbiamo sentite tante, cercando di emulare da altri quello che non siamo capaci di fare, e per fortuna eravamo la culla del diritto ; ma a quanto pare di esperti in materia ne pecchiamo. O meglio quei pochi che abbiamo, anche se fanno qualcosa di valido, sono subito ostracizzati per interesse partitico, non certe per il bene del paese. Come asserisce Capezzone in una sua intervista : « È il sabotaggio del dialogo politico fra Berlusconi e Veltroni sulla legge elettorale. Prodi fa ricorso a due emergenze - Rai e conflitto d’interessi - per sabotare il dialogo fra i due schieramenti, toccando tasti sensibili e avvelenando i pozzi per rendere impraticabile il clima sulla legge elettorale. Prodi sa bene che, nel momento in cui il Cavaliere e Veltroni si mettono d’accordo sulla legge elettorale, la legislatura si chiuse e il governo va a casa. Dunque, si prepara alla guerra di trincea, allungando il brodo con sindacati e Confindustria. Dispone anche di un’arma potentissima: 600 nomine nei prossimi 100 giorni, a partire da Eni, Enel, Poste, Finmeccanica, Rai, e tante altre a scendere. Può accontentare molti. Intanto prende tempo ». Fa molto riflettere e lascia spazio a tante interpretazioni, anche perché l’attuale governo è ostaggio dei “piccoli”, senza di loro gli è preclusa la sopravvivenza a qualunque tipo di maggioranza, non può certo trovare il toccasana per tutti, ma tentare di avere coraggio di fare e decidere le Riforme, anche se ciò alla luce dei fatti attuali è pura utopia. Tra le tante soluzioni, sarà inderogabile alzare la soglia di sbarramento, la proliferazione di tanti partitini non è utile ad una gestione del governo, che voglia ed abbia l’impegno di governare, la lezione dell’Unione dovrà servire di monito. Se avessimo veramente voglia di cambiare, potremmo prendere il modello francese, sognare alla sarkozy, di avere un presidente scelto dall’elettorato e non attraverso giochini o combine politiche, ridurre la pletora dei ministeri spacchettati per accontentare i vari pretendenti alla poltrona, tagliare drasticamente i due rami del parlamento con i relativi segretari, sottosegretari e portaborse. Commissioni ridotte allo stretto necessario e non per creare assunzioni clientelari a dare poltrone ai trombati ; ma forse questo sogno con i politici attuali non si potrà realizzare, ce la vedete -la casta- diventare l’espressione degli elettori e dare all’Italia una vera riforma ; pura utopia !

«La protesta dei giudici milanesi: siamo socialmente inutili»

Un articolo sul Corriere della Sera di Ferrarella Luigi, da lasciare esterrefatti e con l’amaro in bocca, in particolare con questa gestione del Ministero di Grazia e Giustizia, sul quale è da stendere un velo pietoso, alla disfunzione endemica della giustizia s’accentua ancor più la grave carenza di sicurezza. Già la premessa la dice tutta : «Il 70 % dei processi a fantasmi o su reati coperti da indulto»Tra i problemi sollevati i procedimenti «su impronte digitali» di imputati non identificati o irreperibili ; ma ancor più amara è la lettera, che riporto integralmente : 

«Noi giudici del dibattimento? Lavoratori socialmente inutili. Ci sentiamo come i lavoratori americani degli anni Trenta, quando la logica economica del New Deal creava occupazione solo per consentire di percepire lo stipendio da spendere per far ripartire l' economia depressa: oggi pm, avvocati e giudici percepiscono lo stipendio (tutti dallo Stato) per fornire una giustizia penale del tutto inutile». In vista dell' inaugurazione dell' anno giudiziario a fine mese, a levarsi dalle toghe di Milano non è più neanche una protesta, ma «uno stato d' animo: di inutilità». Descritto da una lettera attorno alla quale in questi giorni sta coagulandosi l' umore dei 70 giudici dell' ufficio del dibattimento. Ciascuno di loro, «nonostante le limitazioni alla trattazione delle udienze e le condizioni "preistoriche" in cui lavoriamo», nel 2007 ha «deciso 200 processi monocratici, quasi 14.000 processi». Solo che, rimarca la sconfortata riflessione maturata da giudici delle varie sezioni del Tribunale, «per un buon 30% di processi si tratta di assolvere o condannare delle impronte digitali: stranieri mai identificati, che anni fa fornirono alla polizia un nome, ma che sono rimasti "fantasmi"». Poi ci sono gli imputati «identificati ma irreperibili», ignari di giudizi in contumacia che peraltro la Corte Europea ritiene contrari al «giusto processo». Ma il senso di inutilità «si aggrava se si considera l' altro 40% di processi che, pur contro imputati identificati e avvisati, riguardano reati per i quali il destino è o la prescrizione o l' indulto in caso di condanna». Capolinea anche di molti gravi reati di competenza invece collegiale, «che impegnano ogni giudice per 8/10 udienze al mese, circa 100 giorni l' anno, in media dalle 9 alle 17», per definire nel complesso «in un anno circa 750 processi, una media di 30 per ogni collegio». Processi nei quali, dal maggio 2006 dell' indulto, «facce più rilassate accolgono una condanna ad una pena rilevante con buona indifferenza, perché tanto non porterà mai alla carcerazione. L' unico servizio che provoca condanne e carcere» è «la bolgia dantesca» del «turno delle direttissime: una trentina di arresti al giorno per reati bagatellari, commessi quasi solo da stranieri irregolari che determinano condanne tra i 3 e i 12 mesi», le uniche «tutte rigorosamente espiate». Sia chiaro, spiegano i giudici, «non vogliamo carcere per tutti, né siamo stati tutti contrari alle ragioni dell' indulto». Ma «un sistema repressivo che non reprime», esemplifica il giudice Ilio Manucci Pacini, «è una fabbrica che non produce, è un ufficio che non rende un servizio che gira a vuoto». Con «lo Stato che paga magistrati, amministrativi, strutture, interpreti, difensori d' ufficio, notifiche: tutto per sentenze il cui senso ci sfugge». Sottile, affiora qui anche una insofferenza per l' enfasi posta dal dibattito pubblico quasi solo sui processi sotto i riflettori: «Molti di noi non sono mai andati sui giornali e non ci tengono, non si tratta di desiderio di notorietà. Vorremmo invece che nel dibattito sulle sorti della giustizia si considerassero non solo i processi importanti, ma il funzionamento della macchina nel suo complesso, e le cause delle disfunzioni».  

Lascio a voi le conclusioni, non saprei cosa aggiungere.

«Save the Children»

Riprendo ancora l’argomento delle scuole materne di Milano, per un dubbio amletico, se in ossequio alla circolare della convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, si devono ammettere dei minori alle scuole materne, giustificando tale benevolenza per togliere i minori dal delinquere o peggio dal subire maltrattamenti o indotti alla prostituzione. Mi sfugge qualcosa ma stiamo parlando di scuole materne o altro ? se non erro l’età è prescolare quindi sotto i sei anni ; capisco l’asserto del buon Ferrero: «Andare nella direzione della guerra fra poveri è un atto di barbarie». Perfetto, ma ai poveri “italici” chi la paga la retta ?, questo atto di umana comprensione nei confronti dell’infanzia da -scuola materna- chi se ne fa carico ? e se sono –clandestini-  qual è la deroga alle leggi in materia d’immigrazione ? Ovvio se sono in corso di regolarizzazione o regolarizzati ne hanno tutti i sacrosanti diritti, ma evitando di scorsi di lana caprina, qua si discuteva di figli di clandestini, e forse al nostro caro ministro Fioroni sfugge che «Le materne non fanno parte della scuola dell'obbligo». Persino sull’infanzia si discute e se ne cerca un tornaconto politico.