Tiramm a campa', nuovo decreto prodiano
Visti i fatti correnti nella
regione Campania, una riflessione, quale rappresentanza
politica napoletana abbiamo : 1 presidente della repubblica,
4 ministri, 71 deputati e 38 senatori ; quindi
abbondantemente rappresentata, ma non certo fattiva per il
-problema monnezza-, anzi qualche grave lacuna ed
indifferenza. Tant’è che il loro attaccamento, non è alla
repubblica italiana, bensì
alla poltrona, dal presidente della Regione Antonio
Bassolino, che ha dare le dimissioni non ci pensa
lontanamente, ricordando che la consorte è senatrice,
perdere quel voto è molto pericoloso. E poi cosa dire del
sindaco Rosa Russo Iervolino, che con la sua vocina
stridente afferma che non ha responsabilità, strano ma non è
sindaco ? non rientra nei suoi compiti ? misteri partenopei.
Il migliore è l’Alfonso Pecoraro Scanio, ministro
dell’ambiente (da scoprire quale), che dal No si è
convertito al Sì ; chissà quale inciucio nasconde sotto.
Viene da ricordare che in altri tempi, per una parola di
troppo si dimise Scajola, poi per l’esibizione di una
maglietta si dimise Calderoli. Per un Everest di monnezza
non si dimette nessuno, come anche chi è inquisito e
vogliono chiudere di corsa la faccenda ; che strana
compagine, ma adesso i 120 giorni scorrono e la mondezza
sale…..

La politica ed Antipolitica fatta per Blog
-
Scorrendo nel mondo dei
blogger dei vari giornalisti, sono capitato sul
blog di Alessandro Gilioli dell'Espresso.it, il tema era
stuzzichevole perchè parlava del nostro "Grillo
nazionale" ; vista la testata ero certo di leggere una
vera e propria elegia al personaggio, invece una
-spazzolata- di quelle da levare il pelo. Alcuni
stralci, per darvi un idea : "Il
fenomeno Grillo mi interessa, da tempo vado scrivendo
diverse cose sulle storture del sistema editoriale in
Italia (a partire dall’Ordine e dalla legge sulle
provvidenze) e credo anche che i giornali debbano
interessarsi delle fasce della società che Grillo più o
meno rappresenta. Quindi il giorno stesso telefono a
Grillo sul suo cellulare per proporgli un’intervista sul
tema del V-day contro la stampa, la “vera casta” come
dice lui. Grillo mi risponde quasi subito, con
gentilezza, ma nicchia un po’ sull’intervista: «Io sono
un monologhista», mi dice testualmente. «Invece
dell’intervista le scrivo un pezzo io e voi lo
pubblicate su L’espresso». Io gli rispondo che un pezzo
no, non ci interessa, che per quelli c’è già il suo
seguitissimo blog e noi invece vorremmo un confronto,
anche aspro magari, sul tema che ha lanciato, il V-Day
contro i giornali. Gli prometto che però, ovviamente,
tutte le sue risposte saranno riportate senza variazioni
e senza alcuna censura, che ha la più assoluta libertà
di dire quello che gli pare, che sono dispostissimo a
mandargli i suoi virgolettati per approvazione a
intervista scritta.
" Sino qua sembrava una proposta nell'etica
giornalistica, che persino molti politici hanno
accettato, ormai fa parte delle costumanze dei media ;
invece la conclusione è stata decisamente fuori dalle
righe del personaggio. Per rendere meglio la
comprensione riporto le domande formulate : "
Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i
giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù
non ha ucciso la radio. Se non crede che grazie alla
loro buona salute economica molti giornali possano fare
anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo
e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella,
su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente
riprese dallo stesso Grillo nel suo blog. Gli chiedo
dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo
stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che
prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali
veri - magari perfino utili al dibattito sociale e al
controllo sulla politica - che hanno solo detrazioni
postali e contributi per la carta. Gli chiedo se è
consapevole che con l’abolizione totale e indistinta
delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come
“il Manifesto” o come “l’Internazionale”, su cui lui
stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se
questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la
nostra società. Gli chiedo perché nel discorso di
Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi”
Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri,
visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi
giornali secondo lui servi e di “casta”. Gli chiedo se
in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i
giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo
lui non fa parte della casta. Gli chiedo se considera
parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti
sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte
delle redazioni. Gli chiedo come può dire che tutti i
giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte
di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai
musei, e per il resto si paga come tutti gli altri
comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus,
il biglietto allo stadio e così via.
". Leggendole non mi hanno dato sensazione di domande
faziose od a trabocchetto, classiche questioni per farne
un articolo inchiesta, ma dopo varie sollecitazioni la
risposta è stata tale da sollecitare qualche perplessità
: " Gli mando il tutto con una bella
mail. Passa la Befana, passano altri due giorni ma da
Grillo nessuna risposta. Gli mando un sms per
ricordargli il nostro accordo, lui non risponde. Gli
mando un’altra mail copiaincollando la precedente, nel
caso la prima si fosse persa. Niente.
Questa mattina, 9 gennaio, gli telefono: «Pronto
buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».
«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che
le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente
risponderle».
«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».
«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a
un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto,
io le trascrivo tali quali, le do la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente.
Buongiorno».
«Buongiorno»."
.
-
Visto il personaggio Grillo, che è arcinotorio che
non risponde mai agli altri blog, anche
asserisce che i blog sono un mezzo di comunicazione
dell’avvenire, in totale distonia al suo pensiero. Il
giornalista, nel suo blog trae delle conclusioni, che
alla luce dei fatti sono condivisibili : " Da questa
ridicola esperienza, deduco due o tre cose di cui credo
di avere ormai la certezza. Primo: Grillo ha una paura
fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio
apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con
lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo
monologhismo. Sa di non avere argomentazioni razionali
forti per difendere le sue affermazioni a tutto tondo,
sa che il confronto lo obbligherebbe a qualche sfumatura
e sa che probabilmente le sfumature lo annienterebbero,
visto che il suo successo è figlio della sua assertività.
Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata
sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o
quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha
preferito non apparire per poter dire che la grande
stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al
25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non
parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia
che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma
che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per
ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista.
Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte
di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da
solo e senza domande o niente”. Terzo: Grillo con ogni
probabilità usa così tanto Internet - e detesta così
tanto i giornali - proprio perché il blog gli consente
questo non-confrontarsi, questo non-dibattere. Perfino
Berlusconi - dopo i primi tempi in cui mandava le
videocassette registrate ad Arcore - ha imparato a
rispondere alle domande dei giornalisti. Grillo no.
Grillo si trincera dietro Internet per non ricevere
domande, per non confrontarsi. Per esaltare, come
direbbe lui, le sue caratteristiche di “monologhista”.
Attenzione, ragazzi, perché se questo è il futuro della
politica in Rete fa veramente schifo.". La
conclusione è ovvia, in Italia di Masanielli ne abbiamo
visti tanti, è questo è una dei tanti che usa
l'antipolitica come mezzo "personale" e non ama il
confronto con chi la pensa diversamente.

All'indomani della tragedia della Thyssenkrupp
- Come sempre davanti ad una tragedia come quella
le varie associazioni ed anche eventi sportivi, fanno
delle raccolte per aiutare i famigliari restati nel
dolore e senza sosegno, l'incasso della partita
Torino-Roma interemante devoluto ; "Gruppo di
solidarietà" ha dato il suo forte contributo, ed
altre associazioni. Davanti a questi gesti di umana
solidarietà -la casta- ha dato il meglio di se, i 630
parlamentari hanno versato all'incirca solo, leggete
bene, 9 euro ! per un totale di 6.000, che poi
all'epifania è salito a 12.500 euro: Senza vergogna ! si
sono aumentati le prebende per 200 euro al mese, ma per
il sociale hanno dimostrato solo e soltanto la loro
grettezza ed avidità. E questo di tutta la casta d'ogni
colore o schieramento, un vero schifo italico.

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