n. 007 Anno 1 - 10 Gennaio 2008 - OGGI si legge :

Tiramm a campa', nuovo decreto prodiano

Visti i fatti correnti nella regione Campania, una riflessione, quale rappresentanza politica napoletana abbiamo : 1 presidente della repubblica, 4 ministri, 71 deputati e 38 senatori ; quindi abbondantemente rappresentata, ma non certo fattiva per il -problema monnezza-, anzi qualche grave lacuna ed indifferenza. Tant’è che il loro attaccamento, non è alla repubblica italiana, bensì alla poltrona, dal presidente della Regione Antonio Bassolino, che ha dare le dimissioni non ci pensa lontanamente, ricordando che la consorte è senatrice, perdere quel voto è molto pericoloso. E poi cosa dire del sindaco Rosa Russo Iervolino, che con la sua vocina stridente afferma che non ha responsabilità, strano ma non è sindaco ? non rientra nei suoi compiti ? misteri partenopei. Il migliore è l’Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’ambiente (da scoprire quale), che dal No si è convertito al Sì ; chissà quale inciucio nasconde sotto.  Viene da ricordare che in altri tempi, per una parola di troppo si dimise Scajola, poi per l’esibizione di una maglietta si dimise Calderoli. Per un Everest di monnezza non si dimette nessuno, come anche chi è inquisito e vogliono chiudere di corsa la faccenda ;  che strana compagine, ma adesso i 120 giorni scorrono e la mondezza sale…..

La politica ed Antipolitica fatta per Blog

Scorrendo nel mondo dei blogger dei vari giornalisti, sono capitato sul blog di Alessandro Gilioli dell'Espresso.it, il tema era stuzzichevole perchè parlava del nostro "Grillo nazionale" ; vista la testata ero certo di leggere una vera e propria elegia al personaggio, invece una -spazzolata- di quelle da levare il pelo. Alcuni stralci, per darvi un idea : "Il fenomeno Grillo mi interessa, da tempo vado scrivendo diverse cose sulle storture del sistema editoriale in Italia (a partire dall’Ordine e dalla legge sulle provvidenze) e credo anche che i giornali debbano interessarsi delle fasce della società che Grillo più o meno rappresenta. Quindi il giorno stesso telefono a Grillo sul suo cellulare per proporgli un’intervista sul tema del V-day contro la stampa, la “vera casta” come dice lui. Grillo mi risponde quasi subito, con gentilezza, ma nicchia un po’ sull’intervista: «Io sono un monologhista», mi dice testualmente. «Invece dell’intervista le scrivo un pezzo io e voi lo pubblicate su L’espresso». Io gli rispondo che un pezzo no, non ci interessa, che per quelli c’è già il suo seguitissimo blog e noi invece vorremmo un confronto, anche aspro magari, sul tema che ha lanciato, il V-Day contro i giornali. Gli prometto che però, ovviamente, tutte le sue risposte saranno riportate senza variazioni e senza alcuna censura, che ha la più assoluta libertà di dire quello che gli pare, che sono dispostissimo a mandargli i suoi virgolettati per approvazione a intervista scritta. " Sino qua sembrava una proposta nell'etica giornalistica, che persino molti politici hanno accettato, ormai fa parte delle costumanze dei media ; invece la conclusione è stata decisamente fuori dalle righe del personaggio. Per rendere meglio la comprensione riporto le domande formulate : " Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio. Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog. Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri - magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica - che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta. Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come “il Manifesto” o come “l’Internazionale”, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società. Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”. Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta. Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni. Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via. ". Leggendole non mi hanno dato sensazione di domande faziose od a trabocchetto, classiche questioni per farne un articolo inchiesta, ma dopo varie sollecitazioni la risposta è stata tale da sollecitare qualche perplessità : " Gli mando il tutto con una bella mail. Passa la Befana, passano altri due giorni ma da Grillo nessuna risposta. Gli mando un sms per ricordargli il nostro accordo, lui non risponde. Gli mando un’altra mail copiaincollando la precedente, nel caso la prima si fosse persa. Niente.
Questa mattina, 9 gennaio, gli telefono: «Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».
«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».
«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».
«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le do la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».
«Buongiorno».
" .
Visto il personaggio Grillo, che è arcinotorio che non risponde mai agli altri blog, anche asserisce che i blog sono un mezzo di comunicazione dell’avvenire, in totale distonia al suo pensiero. Il giornalista, nel suo blog trae delle conclusioni, che alla luce dei fatti sono condivisibili : " Da questa ridicola esperienza, deduco due o tre cose di cui credo di avere ormai la certezza. Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo monologhismo. Sa di non avere argomentazioni razionali forti per difendere le sue affermazioni a tutto tondo, sa che il confronto lo obbligherebbe a qualche sfumatura e sa che probabilmente le sfumature lo annienterebbero, visto che il suo successo è figlio della sua assertività. Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”. Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet - e detesta così tanto i giornali - proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere. Perfino Berlusconi - dopo i primi tempi in cui mandava le videocassette registrate ad Arcore - ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti. Grillo no. Grillo si trincera dietro Internet per non ricevere domande, per non confrontarsi. Per esaltare, come direbbe lui, le sue caratteristiche di “monologhista”.
Attenzione, ragazzi, perché se questo è il futuro della politica in Rete fa veramente schifo.
". La conclusione è ovvia, in Italia di Masanielli ne abbiamo visti tanti, è questo è una dei tanti che usa l'antipolitica come mezzo "personale" e non ama il confronto con chi la pensa diversamente.

All'indomani della tragedia della Thyssenkrupp

Come sempre davanti ad una tragedia come quella le varie associazioni ed anche eventi sportivi, fanno delle raccolte per aiutare i famigliari restati nel dolore e senza sosegno, l'incasso della partita Torino-Roma interemante devoluto ; "Gruppo di solidarietà"  ha dato il suo forte contributo, ed altre associazioni. Davanti a questi gesti di umana solidarietà -la casta- ha dato il meglio di se, i 630 parlamentari hanno versato all'incirca solo, leggete bene, 9 euro ! per un totale di 6.000, che poi all'epifania è salito a 12.500 euro: Senza vergogna ! si sono aumentati le prebende per 200 euro al mese, ma per il sociale hanno dimostrato solo e soltanto la loro grettezza ed avidità. E questo di tutta la casta d'ogni colore o schieramento, un vero schifo italico.