n. 004 Anno 1 - 7 Gennaio 2008 - OGGI si legge :

L’allegrone di palazzo Chigi

Dopo la visione del nostro professore sciatore, che ha sollazzato l’intero stivale italico ed anche oltre, ha regalato ancora delle perle del suo ottimismo di facciata, non crede ad una riga del New York Times, che scrive «L’Italia è in declino», è lui l’oracolo degli italiani che ha soppiantato il teleimbonitore. Si potrebbe pensare che il giornalista Ian Fisher, si affetto da sciovinismo anti-italiano, ma ha quanto pare ha raccolto molte testimonianze per l’Italia ed ha fatto anche due chiacchiere col nostro professore. Ma lui sordo ! che il paese sia «triste e privo di speranze», un menzogna ; vero ! basta la sua apparizione per scatenare la più profonda ilarità o malcontento o istinti inqualificabili. Ormai lui è disancorato dalla realtà del paese, vive in una sua dimensione astratta, chiuso nella lobby politica della casta, quale nume tutelare ; il raccontare che «L’italia si è rimessa a camminare », offende l’intelligenza di tutti gli italiani, considerandoli degli sprovveduti. Ha dalla sua, solo un minoranza di giornalisti convinti assertori del «prodologismo », ma anche questo sparuto manipolo sta facendo i conti con la realtà ; ormai si stanno rendendo conto di una pantomima politica unica negli annali della storia repubblicana. La caricatura del nostro professore, imitato da Corrado Guzzanti, «Io sono fermo, calmo, immobile, come un semaforo...» ; è vera ma correggerei stiamo fermi al palo. Fermi al palo dell’incompetenza ed incapacità di capire i veri problemi del paese, fermi al palo dell’inanismo ed incapace di elaborare nuovi valori e dimostrare di avere almeno un etica morale. Solo il rinnovamento ed una nuova legge elettorale, potranno darci una nuova speranza, senza saremo ancora sotto questa “dittatura morbida” come scriveva il Biagi.

L’unione disunita

Tra le tante terminologie giornalistiche, adesso i nostri parlamentari hanno anche l’epiteto di : «malpancisti» o «orabastisti» ; aggiungerei anche «dimissionistidelmomento» , tra la fibrillazione del governo, il logoramento di cercare disperatamente una maggioranza. Tra i tanti parlamentari « dimissionistidelmomento » dall’ultima non ce la fa più Franca Rame, poi dal Willer Bordon, l’Antonio Di Pietro, il Clemente Mastella, l’Emma Bonino, il Lamberto Dini ed altri che lo ripetono da tempo. Ma nessuno ha mollato lo scranno e le prebende, sempre ben incollati al loro orticello di potere, ma -la Casta- attuale ha questo paradosso, strilla e strepita, ma poi tutti accomunati per i loro interessi. Del “parlamento pulito” ormai è lettera morta non se ne parla più, il grillo parlante è stato ciabattato in qualche cassetto, della sospensione di chi è inquisito manco più un sussurro. La casta, prosegue imperterrita nell’usare la -cosa pubblica- a suo piacimento, nella piena arroganza di potere certa della sua immunità e nella piena consapevolezza che gli è tutto permesso. Dire di avere toccato il fondo è un eufemismo, perché il meglio o peggio deve ancora venire.

Nepotismo

Il vampirotto italico, da bravo papà ha fatto quello che fanno tutti i papà del mondo, trovare un posto di lavoro alla propria prole ; quindi un fatto del tutto naturale, quale padre non ha chiesto un raccomandazione o fatto qualche pressione per dare un futuro alla sua progenie. Adesso sulla stampa, si legge che il Visco jr è stato assunto in SVILUPPO ITALIA, una società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia ; fin qua qual è il problema difatti non sussiste nessun conflitto, forse una inutile riservatezza. La legge in materia è molto chiara per l’assoluta trasparenza, e sembra che per avere conferma del fatto, non è stato il servizio del personale, ma bensì i centralinisti che hanno fornito i chiarimenti ; questo non depone certo a chiarezza e lascia qualche ombra. Discuterne del fatto mi sembra totalmente privo d’importanza, basta scorrere nei vari ministeri, enti e società per trovare centinaia di parenti della -casta-; uno in più cosa fa ?. Gli altri “bamboccioni”, senza parenti illustri, debbono solo aspettare tra un precariato e l’altro.